sabato 1 maggio 2010

Happening

Troppo facile chiedersi cosa ci può essere da festeggiare, per un diritto sancito dalla Costituzione, diritto che a quanto pare non è più tale se si guarda l’attuale situazione italiana, con operai che occupano l’isola dell’Asinara, non per scioperare ma per chiedere di continuare a lavorare.
Il paradosso è che se, quando io non ero ancora nato, parlo degli anni settanta e ottanta, si scioperava ora si manifesta per chiedere di potere tornare a lavorare, per garantire una vita dignitosa per se e per la propria famiglia.

Certo c’è la crisi economica ma questo non è un buon motivo per permettere a speculatori e industrie che avevano programmato magari di dislocare la produzione in paesi con costi di produzione inferiori ai nostri l’alibi per licenziare o comunque ridimensionare l’organico, ottenendo notevoli risparmi.
Qualche tempo fa su Internazionale è uscito un articolo tratto dalla Suddeustsche Zeitung Magazin, scritto da un giornalista greco – Alexandros Stefsanidis – in cui si racconta di come veniva gestita l’economia in Grecia e racconta:  
tutti hanno almeno una volta sentito raccontare la storia del tizio che gestiva un negozio di fumetti a Heidelberg. Un giorno il suo negozio fallisce e il greco, oltre che a rimanere disoccupato, si trova con qualche migliaio di marchi di debiti. Disperato chiama il cugino ad Atene e lo prega di trovargli un lavoro. Il parente è un alto funzionario del ministero delle infrastrutture. (...) Il cugino dei ministero tranquillizza il parente: ha un posto pronto per lui, dovrebbe occuparsi della costruzione di una galleria (...) “Una galleria?”, chiede un po’ perplesso il proprietario del negozio di fumetti. “Non bisogna avere studiato ingegneria per una cosa del genere?”.
“Normalmente sì”, risponde il funzionario, “ma scavare un tunnel come quello è una cosa da niente. Tanto le ruspe vanno sempre dritto”. Tre settimane dopo l’ex proprietario del negozio di fumetti dirige un cantiere con più di trenta dipendenti. Francesi e britannici hanno scavato una galleria sotto la Manica partendo ognuno dalla sua costa: si sono incontrati al centro sbagliando i calcoli di soli quattro millimetri.
A Kozani fanno la stessa cosa, ma non si incontrano mai. Le due gallerie non distano qualche millimetro l’una dall’altra, ma 35 metri.
In qualunque altro paese sarebbe scoppiato uno scandalo. In Grecia le gallerie sono state riempite di terra, il direttore dei lavori è scomparso senza lasciare traccia e il funzionario ministeriale ha ricevuto una semplice ammonizione.
La crisi economica, quindi, non è il solo frutto di speculazioni finanziarie, “bolle” o azzardi di broker mal riusciti, questa crisi è anche il frutto di politiche socio-economiche profondamente sbagliate ma necessarie al governo di turno per accontentare il suo elettorato.

Ma tornando al primo Maggio, vorrei chiedere a tutti questi ‘ggiovani che festeggiano con le magliette del Che, con i bandieroni al concertone di Roma, con quello allegro spirito di manifestazione, in ossequio all’immagine stereotipata dei movimenti di sinistra che loro ostentano, ecco, a loro chiederei di Portella della Ginestra, del bandito Giuliano. Sono abbastanza sicuro che la maggioranza non saprebbe rispondere.
Questo giorno di festa rischia di essere svuotato dal suo vero significato se non si racconta la sua origine, la sua storia, che poi è la storia dell’Italia del dopoguerra.

Questo giorno di festa rischia di diventare solamente una casellina rossa sul calendario, svuotata da ogni significato, perché non basta dire che è “La festa dei lavoratori”. Perché allora  tutti quei giovani (che non lavorano) che festeggiano, lo farebbero senza motivo in quanto non sarebbe la loro festa.

Buon 1° Maggio.

Nessun commento:

Posta un commento