Caro Gianfranco, passata questa prima tornata elettorale, ti scrivo queste poche righe per rivolgerti un appello, o se preferisci, per offrirti un consiglio.
Ci avevi affascinato un po’ a tutti, quel giorno, a Roma, durante l’assemblea nazionale del PdL, seduto lì, in prima fila a scattare in piedi con il dito puntato contro il palco e gridando l’ormai celebre frase “Che fai, mi cacci?”. Devo ammetterlo, sono stati bei momenti, anche i giorni successivi, dove non c’era trasmissione in cui non fosse presente un Granata, un Ronchi, un Bocchino, un Urso, un Barbareschi. Te lo ricordi, vero? Che bello è stato quel periodo, «una ventata di aria fresca nel panorama politico italiano», si era detto, «sta nascendo la nuova destra italiana». Periodo di scontri feroci, senza esclusione di colpi, soprattutto con chi ti era stato più vicino, con chi aveva costruito insieme a te Alleanza Nazionale, «i colonnelli», Gasparri, La Russa, Matteoli.


